Capitolo 4 – Gli incontri pre-partenza

Allora… come descrivere un incontro pre-partenza di Intercultura?
Iniziamo dicendo che sarai stanchissimo ma ti divertirai così tanto che non te ne importerà o non te ne accorgerai finché non sarai a luci spente nella tua stanza.
Ma cominciamo dall’inizio.

Sabato 6 maggio.
Finita la mia verifica su Catullo esco da scuola e cerco di smaltire il mal di testa.
Torno a casa e mangio, per poi buttare un borsone esageratamente grande rispetto a quello che porto (tutta colpa del sacco a pelo e del cuscino, che per la cronaca, non mi è servito) in macchina e partire alla volta di Teodorano, un paesino fantasma (letteralmente visto che non abbiamo visto nessuno a parte dei gatti) in mezzo alle colline. E siamo 15 minuti in ritardo. Grandioso.
Brava Sofia, continua così…
Fatto sta che arriviamo e non sono l’ultima!
Dopo aver fatto cadere sei volte il borsone e aver consegnato i moduli mi mostrano la mia stanza, all’interno della canonica: tre letti a castello di cui tre occupati. Butto la mia roba sul primo accanto alla porta e torno in dietro.
I genitori vanno in un’altra stanza e di comincia con la prima delle tante attività. Io ne elencherò solo alcune, perché altrimenti questo post non avrebbe una fine.

Ci dicono: <Disegnate come sareste se foste un pesce e inserite degli elementi che vi caratterizzano>.
…Ah.
Vabbè, disegno questo pesce, che pare una palla radioattiva, e dento delle bolle metto tre miei passatempi.
Poi ci chiedono di attaccare il notro pesce su un cartellone “diviso” in quattro parti: l’acquario, cioè la casa e la famiglia a cui siamo ancora legati, durante il salto, cioè che siamo pronti a buttarci nella nuova cultura, il fiume, se ne sappiamo già qualcosa di altre culture, la cascata, cioè la riflessione di quello che sappiamo e l’oceano, dove siamo già totalmente immersi da altre culture.
Io mi metto all’inizio del fiume, avendo già conosciuto un po’ dei modi di fare irlandesi.
Principalmente le prime due o tre attività sono per presentarsi.
E ora quello che ti fa riflettere di più. “La terra sta morendo” (allegria!) ci raccontano “e noi dobbiamo scegliere 7 persone da portare con noi su un nuovo pianeta, senza sapere quasi niente di loro”.
E ci danno una lista di persone come: una prostituta, un falegname ceco, un no-global, un uomo col fucile, un architetto e altri.
Tutti noi facciamo la nostra lista e poi si segnano le sette persone più quotate del gruppo.
“Bene, siamo partiti” continuano “mentre siamo in vista del nuovo pianeta quando ci arrivano altre informazioni sulle persone che dovevamo scegliere”. E si scopre ad esempio che l’uomo con il fucile era uno scout che userebbe quell’arma solo per la caccia, la prostituta un’ottima cuoca e l’architetto mangia solo rape rosse, che non attecchiranno sul nuovo pianeta…
Questo esercizio ci serviva a capire che da un titolo o un’etichetta non si potrà mai capire una persona e che quando saremo via dovremmo ricordarci di andare più a fondo.

Poi c’è stato l’energizer. Che è semplicemente un momento di… Mmm… Ginnastica? Esercizio? E’ più facile descriverlo così. E’ un esercizio che si fa tra un’attività poco dinamica e l’altra.
Il primo non ha un nome. In sostanza consiste nello spargersi per la stanza, poi chiudere gli occhi, alzare le braccia e iniziare a camminare per cercare le mani di due persone, poi si aprono gli occhi e si cerca di districarsi gli uni dagli altri senza staccare le mani.
Poi ci divisero in due squadre, con nomi random: Antonio e Turrisi. Io ero nei Turrisi
Probabilmente anche questo avrebbe un nome ma io non lo so, ma si tratta di tenere una carta (di qualunque tipo) sulla bocca e di passarla al compagno soffiando, chi riesce a fare un giro più velocemente possibile vince.
Poi quello soprannominato da mia sorella “spagherrone”. Tenendo uno spaghetto tra le labbra bisogna cercare di centrare un maccherone che va poi passato al compagno, che deve fare la stessa cosa, per un totale di 6 maccheroni. Alla fine vincemmo noi Turrisi.
Come potete notare attività pregne di significato. Bisogna essere avere una cultura non indifferente.


Dopo cena, siamo andati a “dormire” (traduci in: parlare, ridere, fare casino in generale fine all’una). Per poi svegliarci intorno alle 7:40 per andare a fare colazione con tè, latte, biscotti e ciambellone.
Dopo di ciò divisero ancora in altre squadre, ma non parlerò delle attività che abbiamo fatto, ma piuttosto delle cose che ci hanno “insegnato” e che mi sono piaciute particolarmente.
Abbiamo parlato degli stereotipi che si hanno sull’Italia e abbiamo discusso su quanto siano veritieri.


(Creazione dei cartelloni su "come vediamo l'Italia) 

Ad esempio la mafia. E’ vero che non siamo tutti mafiosi, ma è altrettanto vero che, ad esempio, chi copia a una verifica e prende un voto più alto rispetto a chi ha studiato senza imbrogliare, cavolo, è un figo!
Ma questo anche per le cose buone. Ad esempio il cibo, noi italiani abbiamo fondato una specie di culto sul cibo.  Ogni sera (come minimo!) e tutte le domeniche, si mangia insieme. Ma è una cosa molto bella, che in molte parti del mondo non è da dare per scontata, ed è anche grazie a questo che si ha un legame così forte con la nostra famiglia, no?
E come ultima cosa, ma non meno importante,  i grafici.
Ci hanno spiegato le “Curve di adattamento”. Si tratta di una linea che ti spiega circa quando potresti avere delle crisi.
Ad esempio, appena arrivato nella tua nuova casa per un anno, sarai emozionato e tutto si sembrerà meraviglioso e felice, ma dopo qualche tempo comincerai a sentire ansia per via della lingua, che magari non sai ancora bene, ma dopo qualche mese avrai ingranato, e che succede? Arriva il natale, e sarà la prima volta che lo passerai con la tua famiglia così lontana eccetera…
L’importante, ci hanno detto, è ricordarsi che poi si starà meglio, che questi momenti di tristezza e nostalgia sono naturali, come è normale pensare i primi tempi “ma chi me l’ha fatto fare?”.

Quest’ultima parte per me è stata molto importante, perché mi ha calmato. So già di essere una persona emotiva, e che quindi un momento di crisi (come quello della barriera linguistica) per me sarebbe stato molto forte e il sapere che è normale e che non sarà per tutta la mia esperienza, è davvero importante.

Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e vi abbia dato un’idea di come siano i primi incontri con AFS!

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